Il dottore Vittorio Caronia, figlio del mio professore di architettura dell'università di Palermo, intersecò i suoi percorsi di vita spesso con i miei. Era uno scapolo d'oro famoso per le sue possibilità economiche derivate da uno zio grande commerciante di ferro che, non avendo figli, lo aveva adottato. Era amico di famiglia e proprio lui mi aveva venduto il suo terreno ad Aspra dove io avevo costruito il mio rifugio. Ad una mostra d'arte Vittorio comprò un grande graffito, bellissimo, da un suo amico, il pittore Quintino Di Napoli che era un artista raffinato. Erano cinque lastre grandi di ardesia che formavano una composizione incantevole di linee bianche su fondo nero, raffigurante reti di pescatori che erano stese in mare per catturare pesci. Vittorio giustamente voleva trovare una degna collocazione di questa opera d'arte, ma di certo non poteva trovarla in un'appartamento perché il graffito era troppo grande, circa 5 metri. Allora ...