Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Leopardi

IL BACIO NELLA POESIA

Porgea gli orecchi al suon della tua voce ed a la man veloce.... A Silvia, G. Leopardi Quando due versi di una poesia finiscono con due sillabe uguali i filologi dicono che siamo in presenza di rime baciate. Il significato di questo bacio, che è come se avvenisse sulle labbra, ha un alto valore. Evidentemente le parole sono considerate come esseri viventi con una loro personalità, che agiscono per i fatti propri e si mettono in contatto tra loro sprigionando un'emozione grande.  Dobbiamo pertanto pensare che quando due parole si baciano si presuppone che tra loro esista una notevole intimità che si verifica solo quando una parte intima del corpo entra in contatto con il partner.  Il bacio nella poesia non è obbligatorio ma scocca quando l'emozione è grande, come nella realtà.  Le parole che si baciano sono come due esseri viventi che passano dal punto di vista fisico a quello spirituale, che li fa vivere in un mondo onirico e metafisico.

LIBERTÀ DI BACIARE

Il bacio come manifestazione spirituale e fisica. Il bacio ha quattro fasi: la prima è  un "adagio musicale",  comincia con il bacio della madre ai figli,  una forma diversa da tutti gli altri baci e il più tenero e più affettuoso che ci sia.  Poi ce il "bacio a sfioro" che come un sbattere delle ali di farfalla, quando i partner si sono appena conosciuti e tra loro comincia un leggero rapporto. La terza fase è come un "andante con brio", quando i partner hanno acquistato maggiore confidenza e vogliono prolungare il loro rapporto. Questo bacio è  accompagnato da abbracci che sono il segno del desiderio di un maggiore rapporto fisico. L'intensità di questo rapporto varia molto secondo il livello raggiunto, può durare alcuni minuti o anche ore perché il rapporto è senza tempo e fuori dal tempo.  La fisiologia del bacio parte dalle labbra che sono il punto di passaggio tra pelle esterna e la pelle "interna" del corpo umano. Questa line...

A SILVIA

“Siediti vicino a me, voglio guardare da vicino i tuoi famosi occhi, ridenti e fuggitivi , ma voglio vedere anche il resto che non è poco, ne devo parlare nel mio blog, ti metterò assieme a Nefertiti, alla Venere di Milo, alla Gioconda e alla Vergine delle rocce; starai tra le donne più belle del mondo”. Con Silvia ci eravamo incontrati nella sua casa a Recanati, dove lei aveva tessuto la faticosa  tela e da dove partiva quella  voce che tanto aveva sconvolto il cuore del giovane poeta. “L a prima cosa che voglio sapere è qual è il tuo vero nome: so che Silvia  è un nome di fantasia che ti diede Giacomo”. “Sappi” disse Silvia “che con Giacomo ci conoscemmo per caso. Io ero figlia del cocchiere di casa del Conte Leopardi, e il  mio vero nome era Teresa Fattorini, che non aveva niente di poetico.  Silvia mi volle chiamare  lui e io ne sono fiera”. “Vorrei sapere ancora se il tuo perpetuo canto era spontaneo o motivato. La risposta mi inter...