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L'AGAVE E LA SUA MAGIA



Non ha tronco, né rami, né foglie, ma le tre cose sono unificate in un fusto a rosetta da cui si dipartono palchi fogliari che captano la luce necessaria allo sviluppo della pianta. Questa struttura è capace di reggersi e di svolgere la funzione clorofilliana della pianta, facendola vegetare e sviluppare in territori aspri come se fosse coperta di foglie. Questo strano insieme ordinato di cellule vegetali che forma l'Agave, e' dotato di spine che crescono ai bordi, molto resistenti, e di una pellicola formata da un complesso di strati che rendono la superficie fogliare perfettamente impermeabile all’acqua ma non all’aria, per cui, la pianta, al suo interno è capace di accumulare l’acqua che rappresenta la sua riserva idrica che le consente di affrontare mesi di siccità nel deserto.
La particolarità dell'agave è il tempo della fioritura, che avviene una sola volta ogni 10 anni: in questa fase la pianta cede tutta la sua linfa al grande stelo che forma un fiore alto quasi sette metri e che porta fiori in lunghi bracci, come in un lampadario. In quella stessa stagione la pianta cede tutta la sua vitalità alla struttura che formerà il fiore, nutrendolo fino alla sua maturazione completa. E alla fine muore.
Ma la pianta non si affida alla sola riproduzione gamica affidata al vento e agli animali che trasporteranno i semi lontano, ma si garantisce la sua riproduzione futura anche attraverso le radici che sotto terra preparano nuove piante che si svilupperanno intorno alla pianta madre nutrendosi della decomposizione della stessa.
Questa enorme e fantastica struttura, per la sua bellezza e i suoi colori, hanno colpito la mia fantasia e me ne sono innamorato. Nel 1996 sentii il bisogno di ricordare questo bellissimo miracolo della natura mettendomi a dipingere la sua struttura e i suoi colori;  ci provai in una trentina di quadri in cui tentai di interpretare la sua struttura, le sue forme, i suoi colori, la sua eleganza impareggiabile e diversa da tutte le altre piante con tronco, rami e foglie.
Lei non aveva niente di tutto questo eppure aveva soppiantato tutte le altre strutture vegetali. 
Nella mia casetta in riva al mare ad Aspra, nel cui giardino la pianta si era negli anni sviluppata  spontaneamente, nel silenzio, cercai di vivere con la mia fantasia questo mistero vegetale, cercai di disegnarne la forma lanceolata ed il colore, di un grigio cenere che ricordava quello della pelle degli elefanti. Riempii una parete di quadri perché dalle prime prime versioni che miravano ad una fedele riproduzione della pianta, gradualmente passai all'astrazione del suo concetto; disegnai e dipinsi i suoi componenti come avulsi da una logica, li feci navigare nel cielo con il fondo del mare, senza terra come elementi dotati di una logica interiore.
L'agave diventò per me un mezzo per la fuga dello spirito: diventò un veicolo della fantasia che si liberò negli spazi immensi come un pensiero dotato di ali che navigava negli spazi infiniti.

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