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RITORNO ALL'ANTICA CITTA' DOPO IL BOOM


Piazza Sant'Onofrio
Alla fine della seconda guerra mondiale le distruzioni causate dai bombardamenti aerei erano state tremende in tutta l'Italia, ma in particolare a Palermo dove l'antica città, il centro storico, era rimasto quasi interamente distrutto. Ciò porto' un'intensa attività edilizia determinata in gran parte al ripristino di quanto non c'era più, ma nel contempo sorsero nuove ragioni tra le quali un'esigenza collettiva di venire a vivere in città dalle province. Nuove esigenze igieniche, nuove tecniche costruttive, maggiori esigenze di aria e sole, di parcheggi determinarono un'intensa attività edilizia, per cui quasi tutta Palermo fu ricostruita e quello che era rimasto fu sopraedificato perché i valori immobiliari salirono enormemente.
La città, negli anni '50-'60 diventò un'industria edile. Sorsero i quartieri di via Sciuti, dell'Oreto, di via Villabianca, della circonvallazione: le periferie diventarono città e la città, abbandonando le macerie del vecchio centro, cambio' volto. Ci fu un boom edilizio e si finì per costruire più appartamenti di quanti non fossero necessari. Circa negli anni '80, di conseguenza, si verifico' l'esaurimento di una domanda di edilizia abitativa e si ritorno' a guardare il centro storico come luogo dai vantaggi indiscutibili. Io vissi tutta questa vicenda edilizia e in parte ne fui protagonista: vidi l'enorme richiesta abitativa e la soddisfeci costruendo centinaia di appartamenti, poi mi accorsi che la domanda si era esaurita e anche io guardai al centro storico che era stato dimenticato. 
Quando nel 2002 venne in studio un giovane costruttore a propormi la progettazione del ripristino di un edificio bombardato in pieno centro storico, in piazza Sant'Onofrio, accettai con piacere. La  piazza e' una delle più grandi di Palermo, ben squadrata con edilizia assai scadente, residua dei bombardamenti, e con al centro un orribile cabina di trasformazione dell'Enel. L'unica cosa gradevole e' il prospetto della chiesa di Sant'Onofrio che dà molto alla piazza. Progettai allora un edificio analogo al preesistente di tre piani, il progetto andò in commissione edile, fu approvato, poi andò alla soprintendenza, poi andò alla conferenza di servizi e stranamente mi bocciarono la meta' del terzo piano per ragioni non motivate urbanisticamente. Progettai l'edificio con un moderno ascensore e con impianti autonomi. Anche in questo caso, non finii di progettare gli appartamenti, che furono venduti. Il rapporto con l'imprenditore fu difficile perché questo non manteneva mai gli appuntamenti o li dimenticava o li ignorava. Con la collaborazione di Federica riuscii a portare a compimento l'opera, ma già si capiva che l'edilizia a Palermo era tramontata. Le giovani generazioni emigravano, la globalizzazione aveva portato la creazione di una mentalità che superava la cittadinanza e si rivolgeva all'Europa. Forse anche il nostro imprenditore "volgeva lo sguardo all'Europa" e noi aspettavamo in studio che lui venisse a gli appuntamenti.

Via Panneria
Il centro storico di Palermo ha un fascino tutto speciale perché la città nacque da un nucleo principale che conserva, malgrado i bombardamenti lo abbiano in gran parte distrutto tutto. La nostra origine e' in quel nucleo e noi ne sentiamo l'interesse particolare che emana da quelle antiche case.
Questo fascino lo ha sentito anche mia figlia Federica che ad un certo punto volle fare un'esperienza diretta e i primi anni del suo matrimonio volle vivere nel centro storico. Alcuni proprietari di un edificio in via Panneria, nel 2002 si rivolsero a me per restaurare un loro edificio che era rimasto danneggiato dai bombardamenti. Appaltai i lavori del restauro, dovetti fare restaurare tetti e solai, ma non potei introdurre per mancanza di spazio un ascensore: nell'800 gli ascensori ancora non si usavano e si faceva a piedi anche il terzo e quarto piano. Federica si organizzò un bell'appartamento all'ultimo piano della palazzina, le feci costruire un camino e si sistemò per alcuni anni gradevolmente. Quando entrò in gravidanza finì l'incanto e dovette abbandonare la casa perché troppo faticoso fare quei gradini.
Il centro aveva un fascino incredibile e lei lo assaporò tutto, i rumori, gli odori la gente. La condizione umana era diversa dalla città e la vivibilità diversa. In quella strada ancora si e' conservato lo spirito della città medievale e per Federica e' stato gradevole farne esperienza.

Via Scopari
Dopo la guerra sembro' che i bombardieri americani si fossero accaniti su quel lotto di terreno compreso tra via Scopari, via Butera e via della Rosa all'Alloro. Ne risulto' una vasta area completamente diruta che resto' molti anni abbandonata. La zona era famosa nell'antica città perché popolata da donne spregiudicate che erano chiamate le "scupariote", famose in tutta la città e che erano scomparse con le macerie di quella zona. Nel 1986 il Comune penso' bene di espropriare l'area per insediarvi degli edifici di edilizia popolare. Mi diede incarico in quegli anni di progettare due edifici per complessivi 26 appartamenti dotati di ascensori e impianti di riscaldamento. Quando il progetto venne approvato venne indetta la gara per l'appalto e la vinse un'impresa che, essendosi appaltata i lavori con un ribasso indecente,  immediatamente fece riserve per chiedere altri fondi ingiustificatamente per le fondazioni. Si fece pertanto una rescissione del contratto in danno, e le opere vennero riappaltate. 
I lavori ebbero inizio su tutte e due gli edifici ma sorse una difficoltà perché il comune nomino' un supervisore che era eccessivamente fiscale e rigoroso. Gli stati di avanzamento che emettevo venivano rallentati e bloccati, spesso con pretesti eccessivi, al punto che l'impresa, stava per fallire a causa dei ritardi nei pagamenti. A fatica, la nuova impresa finalmente porto' a termine uno dei due edifici i cui appartamenti vennero consegnati. 

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