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UNA NOTTE DI TERRORE

A Pisa avevo aspettato l'arrivo dell'esercito alleati. Il 2 settembre del 1944 vidi arrivare le camionette cariche di soldati accolti da una città festante che in una notte si era risvegliata e dal silenzio e dal deserto era uscita da tutti i buchi per festeggiare un avvenimento storico dopo anni e anni di guerra e di terrore. 

La popolazione di Pisa non desiderava altro, il fascismo era un ricordo lontano pur essendo passate poche ore e tutti volevano godere della nuova libertà. Il nostro nemico che avevamo combattuto per anni, veniva accolto con fiori e abbracci facendo risaltare la schizofrenia stavamo vivendo. La guerra era stata odiata dalla popolazione che non aveva condiviso le motivazioni volute da un dittatore e che aveva portato tanti dolori. 

In quelle poche ore a Pisa conobbi un giovane siciliano che come me voleva ritornare a casa. Ci facemmo compagnia e decidemmo quello stesso giorno di riprendere il viaggio verso la Sicilia. Lasciammo Pisa nel primo pomeriggio e imboccammo la via Aurelia, l'antica strada romana che portava al sud dell'Italia. La notte ci sorprese in aperta campagna dove i contadini avevano  già falciato il fieno che era raccolto in balle. Il silenzio di quella notte me lo  ricordo ancora perché l'esercito alleato era già acquartierato a Pisa e la notte non operava nessuna manovra. Al buio, stanchi e digiuni, decidemmo di metterci a riposare a terra tra i covoni. Eravamo già quasi addormentati quando sentimmo una pattuglia di due soldati alleati che evidentemente era in perlustrazione. Io ero deciso a non farmi vedere ma il mio compagno si alzò in piedi e si mostrò ai soldati che subito lo puntarono con il mitra. Bloccarono anche me: evidentemente la pattuglia ci riteneva disertori e quindi eravamo nelle loro mani. 

Sotto la minaccia dei mitra iniziarono la perquisizione dei nostri zaini e dei nostri vestiti, erano due soldati marocchini, arruolati dagli alleati in Africa, neri in viso come il carbone e nella notte nera queste facce urlanti parole incomprensibili, selvagge e aggressive erano terrorizzanti.

Improvvisamente eravamo passati dalla più grande pace e serenità al terrore più acuto che si possa immaginare, questi due neri non avendo trovato né denaro né armi ci minacciarono di fucilarci e poi ci obbligarono ad abbassare i pantaloni con evidenti intenzioni di violentarci per divertirsi. A quel punto entrambi cominciammo a gridare come pazzi e nel silenzio della notte si sentirono le nostre grida di paura e di terrore... ma non venne nessuno a darci aiuto. 

Nel buio ricordo quei momenti terribili, forse le nostre grida fecero capire a loro che avremmo preferito morire ma non sottostare ai loro desideri. Dopo un pò, vista la nostra dura resistenza, questi due ceffi decisero di rubarci quello che poteva interessargli e se ne andarono per la loro strada, lasciandoci tremanti di terrore.

Di tutto il viaggio a piedi da Genova a Palermo questo fu il momento peggiore che ricordo ancora, dopo tanti anni, con grande angoscia.

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