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IL PRIMO LAVORO


La mia famiglia era formata da avvocati: padre, fratello, sorella, zii, nonno, tutti avvocati e io "uscii di razza." Il mio primo approccio alla professione di ingegnere avvenne tramite l'ingegnere Ragonese a Mondello; durante le vacanze lui eseguiva tanti lavoretti di manutenzione nella sua villa e mi portava con sè perchè suo figlio era avvocato e non si interessava di lavori edili. All'età di 17 anni il padre di un mio amico, il signor Perricone, titolare di un negozio di tessuti in via Bandiera, era venuto nella determinazione di costruirsi un villino a Monreale in via Venere e iniziati i lavori si rivolse a me per consigli, come se io fossi stato un ingegnere. 
Da dove venne questo incarico non me lo so spiegare ancora oggi, però io seguivo i suoi lavori aiutandomi con le squadrette di studio per fare fare qualche piccolo disegno. Li propose a un'impresa e fece costruire un bel camino ad angolo nel soggiorno di quel villino, che era diventato il sogno del signor Perricone. 
Proposi di affidare la definizione del camino alla mano di un pittore, Gino Morici, che mi entusiasmava per la sua capacità di fare bellissimi disegni cominciando da un punto di un foglio senza mai staccare la mano dal foglio. 
Gino Morici abitava nella stessa strada dove abitavo io, in via di Marco, la strada dei pittori perchè vi abitava anche un'altro famoso artista, Camarda, famoso ritrattista. Morici accettò con piacere il mio incarico e, pur essendo io ancora giovanissimo, ci capivamo alla perfezione. Morici venne con me a Monreale si portò pennelli e colori e in una mattinata dipinse sulla cappa di quel camino un bellissimo veliero che sembrava avere preso il vento per volare via. Quando finì di dipingere era l'ora di colazione e la signora Perricone ci aveva preparato un lauto pranzo: fu una festa e mi ricordo ancora la gioia di aver concluso il mio primo lavoro in maniera così lieta e divertente. Il bel pranzo fu il compenso per il mio primo lavoro!
Non sono più andato in quella casa ma il villino è stato sempre abitato come ho potuto constatare passando da via Venere. Con Morici restammo amici e lo interpellai in altre occasioni. Anni dopo tenne una mostra a Palermo di disegni bellissimi: aveva una mano splendida e io mi ricordo che comprai un quadro raffigurante due guerrieri dal titolo "gli idalghi" che conservo in studio.

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