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INTERVISTA A LAOCOONTE



“Dimmi cosa successe a Troia quel tragico giorno che tu peristi con i  tuoi due figli, ne hanno parlato ampiamente Omero e Virgilio, ma io voglio sentire dalla  tua viva  voce il  racconto di quel tremendo giorno. So che sono passati più di duemiladuecentootto anni, è finita la guerra di   Troia, e poi tante  guerre tra le quali due guerre mondiali. Ma principalmente è finito il politeismo, la tremenda religione per la quale tu sei  morto, per volere di Atena. Ora puoi parlare liberamente.”

Ero in  Vaticano davanti il gruppo del Laocoonte, la cui storia riempirebbe libri. Questo monumento coinvolge storia, arte, poesia, politeismo, religione cristiana. Quando fu rinvenuto diventò l’origine dei musei Vaticani, e praticamente di tutti i musei. Plinio racconta che questo gruppo nella versione originaria era in bronzo, poi ne furono fatte delle copie in marmo dai romani, tutte pregevoli  perché il gruppo ha un’ampia vitalità, un dinamismo e  una drammaticità  mai raggiunta. Non esiste al mondo nulla di uguale.
L’arte non ha mai raggiunto vette così alte. Il gruppo segnò una tappa per lo sviluppo della scultura, ma anche nel politeismo, dimostrandone la sua inutile crudeltà, e segnando l’inizio della sua fine, ma non delle religioni.

“Io ero un sacerdote di Apollo a Troia”, disse Laocoonte  con voce commossa “e soffrii come tutti i troiani dieci anni di duro assedio e guerra. Una mattina vedemmo che i Greci erano andati via ma avevano lasciato sul litorale un grande cavallo in legno. Tutti mi chiesero cosa fare e io risposi che temevo i greci anche quando portavano doni: quello sembrava  un dono e bisognava essere cauti.
Mi volli accertare personalmente e per questo lanciai la mia lancia contro il ventre del cavallo. Questo gesto segnò la mia fine. Atena, che proteggeva i greci, si sentì oltraggiata e volle punirmi. Dal mare mandò due enormi serpenti che assalirono me e i miei due figli. Non potemmo fuggire: furono inesorabili, vidi morire i miei due figli, il mio più  grande tesoro, e poi morii anche io soffocato  dalle spire delle dalle tremende belve. Il  nostro sacrificio servì ad Atena per dimostrare il suo potere.”

Il politeismo, come tutte le religioni, aveva bisogno di conferme autorevoli, come il tuo sacrificio, per inverarsi, per usare le parole di Dante, ovvero diventare credibile. Così come accadde per il cristianesimo, la morte “strumentale” di un profeta, o di un sacerdote come te, diventa attestazione di verità.
I tuoi dei, falsi e bugiardi, opera di fantasia, esistevano grazie alla credibilità ignorante di quel mondo.
Venivano eseguiti delitti, o  si davano motivazioni leggendarie ad eventi. Omero, Socrate, Platone e tutti i filosofi greci erano immersi in quella leggenda. La favola si era inverata a tal punto che anche filosofi di altissimo livello come Socrate credevano che per fare una buona morte si dovesse fare  un sacrificio ad Esculapio, come disse   lui prima di bere la cicuta.

Forse tra ad altri duemila anni, passeranno anche le grandi attuali religioni, verranno nuove religioni, perché l’uomo non può vivere senza  credere  in qualcosa che gli assicuri che esiste un al di là.


Commenti

  1. Sono d'accordo con te caro ingegnere Fernandez, l'uomo non può vivere senza l'idea che che ci sia un al di là dopo la fine della vita terrena. Da senso alla vita e alla sua fine , ed è anche un modo per tenere a bada l'angoscia stessa che la morte veicola. Grazie per queste tue pubblicazioni, continua finché puoi perché la tua esperienza è la tua cultura ci rende più ricchi. Aspetto impaziente il suo prossimo dialogo.

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    1. Rieccomi qua! Grazie caro amico
      ...le tue parole mi hanno toccato profondamente.

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