Passa ai contenuti principali

LUIGINA VANNI TRA LE MACERIE DI CASTELFIORENTINO: UN INCONTRO INDIMENTICABILE

Ero seduto sui gradini di una chiesa abbrutito dalla fame, la sete e il caldo. 
Ero entrato a Castelfiorentino dove speravo di trovare qualcosa da mangiare e invece trovai macerie e case sventrate dal saccheggio che i tedeschi avevano operato prima di essere raggiunti dagli americani o meglio dalle bombe americane che precedevano il loro arrivo. 
Avevo la testa tra le mani quando sentii una voce delicata che mi disse" e tu che ti fai così?" Alzai lo sguardo e vidi una figura di donna che ancora aveva qualcosa di giovanile, ma il suo viso portava le tracce di un passato burrascoso, come doveva essere stato assistere al bombardamento del suo paese. 
Era l'unico essere vivente in mezzo a quello squallore di macerie e io capii che lei sarebbe stata l'unica mia salvezza. Forse io per lei fui pure una salvezza perché lei così poteva avere un appoggio di un uomo, supporto di cui lei sicuramente era alla ricerca. Mi ospitò tre giorni in casa sua che miracolosamente era sfuggita al saccheggio e alle bombe, mi accompagnò in campagna lontano da quelle macerie dove trovammo qualcosa da mangiare e da bere, perché l'acqua dei pozzi della zona i tedeschi l'avevano avvelenata. 
Mi trattò con molto affetto e io le sono grato perché mi diede la forza fisica e morale per proseguire il mio viaggio che era cominciato a Genova per arrivare a Palermo. Quando venne  il momento di lasciarla  per proseguire il mio viaggio lei fece di tutto per trattenermi, evidentemente si era molto affezionata e sentiva il bisogno di un uomo accanto in quei luoghi deserti. 
Questo mi riconcilio' perché in mezzo  a quelle macerie avevo trovato una scheggia di sensibilità affettuosa e disinteressata. Lei prima di lasciarmi mi accompagnò in una chiesa che era rimasta intatta malgrado i bombardamenti e mi disse "preghiamo Iddio per il tuo viaggio perché sarà sicuramente difficile, raggiungerai casa tua ma avrai incontri dolorosi", e così avvenne effettivamente.

Commenti

Post popolari in questo blog

PALAZZO SAITTA IN CORSO SCINA'

Le suore di padre Messina alla morte del Barone Sgadari, che non aveva eredi, ricevettero in eredità il suo palazzotto di campagna.  Non avendo che farne lo vendettero in un'asta pubblica, alla quale partecipò il barone Michele Saitta il quale si aggiudicò la proprietà.  L'edificio, originariamente una brutta casena di campagna alla periferia di Palermo, si trovava però in un angolo assai interessante del borgo vecchio, così detto perché risaliva a un tempo in cui il porto di Palermo si appoggiava alle proprietà di quella zona.  Nel 1963  il barone Saitta, cliente di mio padre, si rivolse a me per studiare lo sfruttamento di quell'area. Visitai il palazzo che mi sembro' di uno squallore enorme poiché non presentava nessun ambiente che meritasse una conservazione. Al Signor  Saitta proposi di sostituire il palazzotto con un moderno edificio ad angolo con la piazza che soddisfacesse le esigenze urbanistiche del momento. Progettai la struttura con un solo i...

L'ORIZZONTE DEGLI EVENTI

Questa definizione bellissima è stata inventata per definire meglio l'origine de i buchi neri . L'orizzonte degli eventi è un limite tra la materia e l'inizio del buco nero, l'inizio dove la gravità è talmente forte che non può uscire neanche la luce.  I buchi neri sono una delle forme astronomiche più interessante dei cieli. Sappiamo poco della loro natura, quello che sappiamo è che si sono scoperti proprio perché la loro esistenza è negativa. Si è arrivati alla scoperta dei buchi neri perché alcune parti del cielo NON emettevano luce e questo era un'anomalia incomprensibile.  In alcune parti dei cieli si determina una concentrazione della gravità talmente forte che attira anche i fotoni che sono obbligati a precipitare all'interno del buco nero. Sappiamo che sono tanto grandi che possono assorbire stelle e forse anche galassie. L'assorbimento di queste quantità e' misterioso perché non sappiamo dove vanno a finire i corpi che precipitano dentro l...

LE GROTTE DELL'ADDAURA UN'ESPLORAZIONE RISCHIOSA

Partimmo di buon mattino con tre biciclette, io Furitano e Gugino, dotati come attrezzatura solo di una scatola di fiammiferi e una lampada ad acetilene che avevo comprato il giorno prima.  Lasciammo le biciclette ai piedi di Monte Pellegrino nel lato verso Mondello.  Nel 1938 il giornale di Sicilia aveva dato notizia della scoperta di una grotta ai piedi del monte con tracce di civiltà antiche e tutta Palermo ne parlava.  Noi tre ci mettemmo d'accordo per fare un esplorazione senza sapere dove andare. Arrivammo nell'antro a mezza costa della grotta che era formato da un grande vano, come una cupola di una chiesa, che portava tracce di un uso antico come ricovero di greggi.  Non si vedeva alcun ingresso per entrare nella grotta e faticammo a trovare un buco nel quale mi infilai strisciando come una lucertola, dopo una decina di metri arrivai in un vano dove mi potevo rimettere in piedi.  Invitai gli altri a seguirmi perché avevo ritenuto di ...